La storia di Chester Turner, serial killer americano condannato a morte per 14 omicidi commessi tra il 1987 e il 1998. Le vittime, le indagini del DNA, l’errore giudiziario e le condanne.
Tra il 1987 e il 1998, diversi quartieri di Los Angeles furono teatro di una lunga serie di omicidi che colpirono soprattutto donne in condizioni di vulnerabilità . Il responsabile era Chester Dewayne Turner, un uomo nato il 5 novembre 1966 in Arkansas, successivamente riconosciuto colpevole dell’uccisione di 14 donne.
Per anni Turner riuscì a sfuggire alle indagini, approfittando anche delle difficoltà degli investigatori nel collegare numerosi delitti avvenuti nella stessa area.
L’uomo, che aveva lavorato come fattorino per una pizzeria e aveva precedenti penali, venne infine identificato grazie alle analisi del DNA, che permisero anche di scagionare una persona ingiustamente condannata per alcuni omicidi.

Gli omicidi nel sud di Los Angeles e le vittime di Chester Turner
La serie di delitti iniziò nel 1987 e interessò soprattutto il Figueroa Corridor, una zona di South Los Angeles caratterizzata, all’epoca, da prostituzione, spaccio di droga e violenza.
Le vittime erano prevalentemente donne che esercitavano la prostituzione o attraversavano situazioni di disagio sociale.
Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Turner le aggrediva sessualmente e successivamente le strangolava, spesso utilizzando soltanto le mani. I cadaveri venivano abbandonati in luoghi appartati, vicoli e spazi pubblici.
Tra le vittime figuravano Diane Johnson, Annette Ernest, Anita Fishman, Regina Washington, Andrea Tripplett, Desarae Jones, Natalie Price, Mildred Beasley, Paula Vance e Brenda Bries.
Regina Washington, uccisa nel 1989, era incinta di circa sei mesi e mezzo.
Per molto tempo gli investigatori non riuscirono a individuare un unico responsabile. Nell’area operavano infatti diversi assassini seriali, circostanza che complicava ulteriormente il lavoro della polizia.
La svolta arrivò nel 2003, quando il DNA recuperato da alcune scene del crimine venne confrontato con quello presente negli archivi delle forze dell’ordine.
Il profilo genetico corrispondeva a Chester Turner, già detenuto dopo una condanna per stupro pronunciata nel 2002.
Il DNA scagiona un innocente e arrivano due condanne a morte
La scoperta permise anche di correggere un grave errore giudiziario.
David Allen Jones, un uomo con disabilità intellettiva, era stato condannato per alcuni omicidi dopo aver rilasciato confessioni successivamente rivelatesi inattendibili.
Le analisi genetiche dimostrarono che il DNA associato ai delitti apparteneva a Turner. Jones venne scagionato e liberato nel 2004, dopo aver trascorso anni ingiustamente in carcere.
Il 30 aprile 2007, una giuria riconobbe Turner colpevole dell’omicidio di dieci donne e di un ulteriore capo d’accusa relativo al feto di Regina Washington.
Il 10 luglio 2007 venne condannato a morte.
Le indagini, tuttavia, continuarono. Nel 2011 emersero nuovi elementi genetici che collegavano Turner ad altri quattro omicidi.
Le vittime erano Elandra Bunn, Mary Edwards, Deborah Williams e Cynthia Annette Johnson, uccise tra il 1987 e il 1997.
Il 19 giugno 2014, Turner venne dichiarato colpevole anche di questi quattro delitti. Il successivo 1° agosto ricevette una seconda condanna alla pena capitale.
Un importante sviluppo giudiziario arrivò il 30 novembre 2020, quando la Corte Suprema della California annullò la condanna per l’omicidio del feto di Regina Washington, a causa dell’utilizzo improprio di alcune testimonianze sulla sua vitalità .
La Corte confermò però le altre dieci condanne del primo processo e la relativa pena di morte.
Restano quindi 14 omicidi di donne per i quali Turner è stato condannato, mentre la condanna aggiuntiva relativa al feto è stata annullata.
Secondo gli elenchi ufficiali dell’amministrazione penitenziaria californiana, Chester Turner risulta ancora tra i detenuti condannati a morte.
Il suo caso rimane uno dei più gravi nella storia criminale di Los Angeles, non soltanto per il numero delle vittime, ma anche per l’errore giudiziario che le moderne tecniche di analisi genetica permisero di correggere.